GENITORI E FIGLI (prima parte)

By cefassociation

 

 I vostri figli non sono figli vostri” di  Kahlil Gibran

Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa. Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi. E benché vivano con voi non vi appartengono. Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri: essi hanno i loro pensieri. Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime: esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno. Potete tentare di essere simili a loro, ma non farvi simili a voi: la vita procede e non s’attarda sul passato. Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti. L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane. Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere; poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.”

 

Un genitore è una figura fondamentale per la società, basilare aggiungo.
Il genitore è un fattore grazie al quale la stirpe (soffermandosi alla specie umana) continua; la società si rigenera con la possibilità di mutare in meglio; le relazioni interpersonali si intensificano a livelli più intimi; le future generazioni e la società imparano cosa significhi occuparsi e investire sul prossimo; e via dicendo.
Quindi nel pensare che la famiglia sia un microcosmo e la società un macrocosmo, si può capire quanto i difetti del primo si riflettano sul secondo amplificati.
Questo non vuol dire che debba essere perfetto, ma che su alcuni fattori è doveroso e importante un impegno a correggersi e migliorarsi.
Il discorso appare molto più chiaro e completante se sosteniamo che il genitore sia il primo educatore, ovvero colui che primo fra tutti possa definirsi tale. Di conseguenza quanto detto a grandi linee su questa professione lo applicheremo al genitore, parlando di esemplarità, studio anche teorico, lavoro su sé stessi etc.
Non si decide di costituire una famiglia o fare figli solo se le possibilità economiche o la voglia ce lo consentono, oppure con l’idea di poterlo fare come ci viene, ma con coscienza e raziocinio, oltre al sentimento naturalmente.
Con ciò s’intende dire che entrambi i genitori devono sapere molto bene che per fare un figlio è necessario avere la consapevolezza di una responsabilità che non avrà fine, o dalla quale ci si può esimere come da un contratto. Devono sapere anche che dovranno ritagliare parte del proprio tempo e destinarlo ad un essere vivente, senza poter avanzare la pretesa di avere qualcosa in cambio; non potranno considerarlo con una visuale economica di uscite in previsione di successive entrate;  potranno considerarsi soddisfatti di aver reso un gran servigio alla collettività, nell’aver fornito un altro prezioso componente in grado di conviverci e fornire a sua volta un’utilità importantissima per la prosperità sociale.
In questa ottica di collettività, di massa solidale e interattiva nascono principi quali quello citato in testa a questo articolo, ovvero che i figli non sono di proprietà dei genitori. Questi ultimi sono solo dei custodi, i più importanti e unici detentori della potestà, ma pur sempre dei curatori di diritti della progenie e dei loro doveri nei confronti della struttura socio-politica-economica dello Stato.
Al di là di polemiche sulla natura teorica e del risvolto pratico dello Stato, qui si intende proprio ritenerlo per quello che è formalmente, ovvero il volto della collettività, dell’insieme delle famiglie. Di conseguenza se nella generalità le famiglie sono incanalate in un pensiero troppo rigido circa il possesso dei figli, lo Stato diverrà tendente a rendersi simile ad una dittatura. Caso contrario, ovvero famiglie con debolezza educativa oltre l’accettabile, lo Stato apparirà senza forza, confusionario, mal gestito, inefficiente, assente, etc.
Dunque prima di passare ad articoli di approfondimento siamo tornati ad uno dei concetti chiave della realtà: la relazione interdipendente tra microcosmo (famiglie, individui, genitori, figli etc.) e macrocosmo (società, Stato, collettività, comunità, etc.).

 

Genitori-figli

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SERGIO ROCCA

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